Chi è Peer Steinbruck: ex posteggiatore, insulta Berlusconi e Grillo e può mandare a casa la Merkel – peer steinbruck, merkel, spd, berlusconi, grillo, clown, germania, berlino, napolitano – Libero Quotidiano

Chi è Peer Steinbruck: ex posteggiatore, insulta Berlusconi e Grillo e può mandare a casa la Merkel – peer steinbruck, merkel, spd, berlusconi, grillo, clown, germania, berlino, napolitano – Libero Quotidiano.

liberoquoditiano.it   20130228

LA POLEMICA ITALIA-GERMANIA

Chi è Peer Steinbruck: ex posteggiatore, insulta Berlusconi e Grillo e può mandare a casa la Merkel

Il candidato del partito socialdemocratico (Spd) alla Cancelleria tedesca da ragazzino era soprannominato dai compagni di classe « Kasper ». Cioè pagliaccio…

27/02/2013

Ecco chi insulta Cav e Grillo e può mandare a casa la Merkel: posteggiava auto

Qual è il tuo stato d’animo?

 

di Enzo Piergianni

La voglia di dare del pagliaccio agli altri,Peer Steinbrück se la porta appresso da quando andava a scuola al Johanneum di Amburgo (con pessimo profitto). Per le sue baggianate era stato bollato  “der Kasper” (pagliaccio)  dai compagni di classe. Lo ha raccontato il biografo Daniel Friedrich Sturm, molto prima del suo comizio di martedì sera a Potsdam col pesante attacco a Beppe Grillo e Silvio Berlusconi («un clown di professione e un clown ad alto tasso di testosterone») che ha indotto il presidente Napolitano ad annullare l’invito a cena nel sontuoso Hotel Adlon (un «cinque stelle», neanche a farlo apposta) nel centro storico di Berlino.

Nelle elezioni politiche di settembre, il «Kasper» contenderà ad Angela Merkel la cancelleria federale. È il candidato del partito socialdemocratico (Spd), ma prima e dopo la sua designazione  ne sono venute fuori talmente tante su di lui che molti suoi sostenitori farebbero volentieri marcia indietro. Il suo pesante sarcasmo amburghese risente probabilmente di quando faceva il posteggiatore nel quartiere a luci rosse di Reeperbahn dove, a suo dire, «le ragazze erano le più generose con le mance». In politica a fatto carriera fino a diventare ministro delle Finanze nel governo di «Grosse Koalition» sotto la Merkel. Nel marzo 2009 ha guerreggiato a parole contro il segreto bancario in Svizzera agitando la  minaccia di «usare la frusta» e poi paragonando gli svizzeri ai pellerossa che si spaventavano solo “davanti al Settimo Cavalleria”. Un gran fracasso mediatico, ma senza effetti concreti. Due mesi dopo, sempre nel suo impetuoso quanto sterile assalto ai paradisi fiscali, Steinbrück se la prendeva col Lussemburgo. E accostava malignamente la capitale del Granducato a Ouagadougou, capitale di Burkina Faso. Il ministro degli Esteri lussemburghese, Jean Asselborn, gli rispose velenosamente che anche l’invasione nazista del suo paese era cominciata con i discorsi. La campagna elettorale del «Kasper» è stata compromessa in partenza da recenti  rivelazioni sulle sue finanze private. Tornato semplice deputato,  l’ex ministro, anziché tuffarsi nei lavori del Bundestag, è entrato nel giro del club Bilderberg e si è specializzato a fare conferenze in ambienti industriali e finanziari, incassando nella legislatura corrente circa 2 milioni di euro in aggiunta alla cospicua indennità parlamentare.

Elezioni, Cacciari commenta i risultati: “Sono teste di cazzo, era meglio Renzi”

Elezioni, Cacciari commenta i risultati: “Sono teste di cazzo, era meglio Renzi”

L’ex sindaco di Venezia, da sempre critico all’interno del Partito democratico, è arrabbiato per l’esito delle urne: « Un disastro, dovevamo puntare su un rinnovamento radicale, invece siamo rimasti a metà ». E la colpa è del « gruppo dirigente che circonda Bersani »

Massimo CacciariMassimo Cacciari

Se fossimo stati in televisione sarebbe stato un continuo “bip” “bip” per eliminare parolacce e improperi dalle parole di Massimo Cacciari. Ex sindaco di Venezia, filosofo, da sempre una voce critica all’interno del Partito democratico. È avvelenato. Ci parla con un tono tra l’avvilito di chi lo aveva detto da tempo, e l’arrabbiato di chi non vuole smettere di dirlo. “Senta, è un disastro. Un vero disastro”. Ancora non è definitivo (sono le sei del pomeriggio). “Eccome se lo è. Peggio di così…”
Partiamo dai motivi.
Sono gli stessi da vent’anni, da sempre, da quando perdiamo.
Va bene, mi indichi i principali.
Questa volta dovevamo puntare su un rinnovamento radicale. Dovevamo scegliere dove stare e cosa fare! Non restare a metà.
Nel contesto.
Le cito Kant, quando parlava della somma dell’inerzia…
Nel pratico.
Il Pd è rimasto a metà tra il voler interpretare le spinte arrivate dalla parte di Grillo e quella di strizzare l’occhio al gruppo di Monti e alla sua visione dello Stato e dell’Europa.
Figure politiche antropomorfe.
Come al solito siamo gente affetta da snobismo e da puzza sotto il naso. Come sempre!
Sarebbe stato meglio avere Renzi?
Aspetti. Prima di dire certe cose, legga i risultati locali.
A quali si riferisce, in particolare?
(Qui il tono della voce si alza) Al nord è una catastrofe sia per Pdl che per la Lega! Eppure il centrosinistra non ha fatto un cazzo. Non è cresciuto.
Hanno sottovalutato l’avversario?
Di più, peggio! (il tono cresce ancora, notevolmente) Sono delle teste di cazzo! Loro sanno tutto, loro capiscono tutto. Loro possono insegnare tutto a tutti. Mentre gli altri sono dei cretini.
Quindi?
Le faccio un esempio: è impossibile spiegargli che c’è una questione settentrionale. Eppure continuano a sbatterci la faccia. La loro vita si sviluppa solo tra Botteghe Oscure, il Nazareno e Montecitorio. Del resto non sanno nulla. Gli basta quel triangolo.
Colpa di Bersani?
No. Ma di quel gruppo dirigente che continua a circondarlo. Gente completamente fallita.
A chi si riferisce, in particolare?
Tutti quelli che stanno da sempre lì e che non abbiamo ancora cacciato. Sì, abbiamo sbagliato a non appoggiare Matteo Renzi. È stato un grande errore.
Ora i democratici cosa devono fare?
(Qui cala i toni, diventa quasi più riflessivo) L’unica strategia è mantenere i nervi saldi. E cerchiamo di dialogare in Parlamento con gli eletti nelle liste di Grillo. Se ci riusciamo.

di Alessandro Ferrucci 

Da Il Fatto Quotidiano del 26 febbraio 2013

Quello schiavista di Cameron

http://www.lettera43.it/economia/personal/quello-schiavista-di-cameron_4367585231.htm.

 

Quello schiavista dell’antenato di Cameron

Dietro i patrimoni vittoriani inglesi, la vendita di uomini. Che ha fatto la fortuna pure di un avo del premier.

di Sara Pinotti   

                                           da Londra
Il premier britannico David Cameron.

(© Getty Images) Il premier britannico David Cameron.

Diventare ricchi, anzi, ricchissimi come ricompensa per avere venduto i propri schiavi. Non si tratta di un atto di generosità ben ricompensato, ma di un vero e proprio meccanismo di rimborso per chi, privandosi della proprietà della propria servitù, si è ritrovato con un capitale personale inferiore.
È ciò che è avvenuto in Inghilterra nel XIX secolo, al tempo dell’abolizione della schiavitù: tra le famiglie che hanno ricevuto una fortuna per avere liberato i propri servi ci sarebbe anche quella del premier britannico David Cameron e del famoso scrittore George Orwell.
SPESI 20 MLN DI STERLINE NELL’800.La notizia è stata raccontata dall’Independent e arriva da Nick Draper dell’University College of London, il quale ha studiato a lungo le carte di epoca vittoriana, in particolare quelle dedicate ad accordi e ricompense per chi ha deciso di privarsi degli schiavi.
Dai documenti traspare che il governo inglese ha sborsato circa 20 milioni di sterline a partire dal 1833, anno di abolizione della schiavitù nelle colonie britanniche. I soldi sono stati destinati al risarcimento economico di 3 mila famiglie che hanno dovuto rinunciare alla ‘proprietà’ di persone di colore. Metà della cifra, 10 milioni, è finita nelle tasche dei coloni nei Caraibi e in Africa, l’altra metà a chi viveva in Inghilterra.
Come ha sottolineato il quotidiano, il totale è pari al 40% della spesa annuale del Tesoro inglese e anche a circa 16,5 miliardi di sterline di oggi.
SVELATI I NOMI DEGLI SCHIAVISTI. I documenti scoperti da Draper rappresentano una novità assoluta per il Regno Unito perché rivelano per la prima volta nomi e cognomi di chi è stato pagato dallo Stato in epoca vittoriana.
Il risultato è un elenco di tutte le famiglie che stanno ancora beneficiando dell’abolizione della schiavitù nelle colonie del Regno Unito: in tanti, infatti, hanno fatto fortuna con i soldi ricevuti.
«C’era una vera e propria frenesia al tempo riguardo ai rimborsi», ha spiegato Draper. La ricompensa maggiore è andata a James Blair, al tempo parlamentare e con numerose proprietà nel Marylebone, nel centro di Londra e in Scozia: gli sono arrivate 83.530 sterline, equivalenti a 65 milioni di oggi, per essersi privato dei 1.598 schiavi che possedeva, tutti provenienti dalla Guyana inglese.

All’antenato schiavista di Cameron, 3 mln di sterline

William Gladstone è stato più volte premier del Regno Unito nel XIX secolo.

(© Getty Images) William Gladstone è stato più volte premier del Regno Unito nel XIX secolo.

L’antenato schiavista di Cameron è invece Sir James Duff, beneficiario di 4.101 sterline, circa 3 milioni attuali, per la privazione forzata di 202 membri della servitù che si occupava delle sue proprietà in Jamaica.
Molto più fortunato un altro primo ministro, William Gladstone, il quale ha potuto usufruire delle 106.769 sterline ricevute dalla sua famiglia, una cifra pari a 83 milioni di oggi: l’abolizione della schiavitù avrebbe altrimenti rappresentato la rovina per i Gladstone che possedevano 2.508 schiavi, tutti impiegati nelle loro nove piantagioni.
Tra gli altri nomi illustri anche Orwell, il cui bis-nonno ha ottenuto 4.442 sterline per liberare 218 membri della servitù.
INVESTITI IN NUMEROSE OPERE. I soldi ricevuti dagli inglesi sono stati reinvestiti nei più svariati modi. Alcune famiglie li hanno impegnati nelle ferrovie e in progetti generalmente legati alla rivoluzione industriale; altri hanno esteso le proprie proprietà immobiliari in città e in campagna e altri ancora si sono dedicati a cause filantropiche.
«Vedere che i nomi dei proprietari di schiavi combaciano con quelli del XX secolo e di oggi è un segnale e un ricordo forte e intenso per non dimenticare l’origine della fortuna di molte famiglie».
LE RICHIESTE DI RISARCIMENTI. L’elenco dei coloni beneficiari è lungo ed è stato raccolto dal team di Draper all’interno di un database che si prevede sia aperto mercoledì 27 febbraio a uso pubblico.
Non si tratta soltanto di famiglie benestanti, ma anche di medi e piccoli borghesi che con il cambiamento della legge in epoca vittoriana hanno dovuto privarsi dei servi.
Le conseguenze della diffusione di questi dati rappresentano una minaccia non solo per la reputazione di numerose famiglie britanniche, ma soprattutto per le richieste di risarcimento in atto da parte di molte colonie.
In prima linea ci sono le Barbados, che da tempo chiedono degli atti riparativi per le ingiustizie inflitte ai propri cittadini al tempo della schiavitù.

Lunedì, 25 Febbraio 2013